Da Al Jazeera in Israele alla Rai in Italia. Esiste ancora la libertà di stampa?

Antonio Pisaniello
Scritto da Antonio Pisaniello

Da qualche giorno sul territorio israeliano è stata ufficialmente bannata la testata giornalistica di Al Jazeera, che ha riportato non-stop cosa stesse avvenendo sul territorio di Gaza, tenuto sotto assedio dall’ottobre del 2023 in risposta agli attacchi del 7 ottobre.

Durante questi mesi, Al Jazeera è rimasta la fonte giornalistica di riferimento del mondo orientale, ricoprendo una posizione molto scomoda per il governo israeliano, il quale ha accusato Al Jazeera di avere pregiudizi nei loro confronti e di essere i portavoce di Hamas.

Al Jazeera ha perso molti dei suoi giornalisti sul territorio. Soltanto in questi ultimi 8 mesi, a Gaza e altri territori attaccati dall’IDF, (come il sud del Libano) i giornalisti morti sono più di 120. Si parla di uno dei periodi più cupi per la stampa nella storia. Il numero di giornalisti assassinati ( spesso da da bombardamenti mirati su veicoli o, addirittura, uccisi da cecchini) è superiore a quello constatato in qualsiasi altro conflitto. Al Jazeera, tra l’altro, ha già perso una delle sue giornaliste più senior, Shireen Abu Akleh, uccisa da un colpo alla testa sparato (si presume per sbaglio) da un cecchino nel 2022, mentre indossava una giacca blu con scritto “press”, che la distingueva come giornalista. Anche il report annuale del Press Freedom Index, che è stato reso pubblico venerdì da Reporter senza frontiere (RSF), ha confermato che la guerra che si sta svolgendo a Gaza ha apportato un numero record di violazioni contro giornalisti e media da ottobre.

L’organizzazione Human Rights Watch ha dichiarato questa mossa come, non solo pericolosa per la libertà di stampa in generale, ma anche compromettente per il livello di informazione della gente comune, la quale ha sempre meno accesso a notizie che non siano state prima approvate.

notizie online-Kaboompics .com-Pexels.com
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Purtroppo, la libertà di stampa sembra essere a rischio in più paesi, non soltanto quelli che siamo abituati a vedere come  più retrogradi rispetto alla nostra società occidentale. Nel nostro stesso paese, i giornalisti della Rai si sono organizzati in diversi scioperi per contestare le direttive che ricevono. Tra i vari motivi vi sono un controllo eccessivo sul lavoro giornalistico con l’obiettivo di trasformare la Rai in uno strumento del governo vigente, la carenza di personale in tutte le redazioni, il rifiuto dell’azienda di condurre una selezione pubblica per assumere gli oltre 100 giornalisti che la Rai ha perso negli ultimi anni. Insomma, è importante rendersi conto di come vi siano dei fenomeni che, seppur accadono in posti diversi nel mondo, seguono, forse, una traiettoria sola?